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lunedì 23 settembre 2013

Una luce lungo il percorso

Riflettiamo su chi sembra illuminare un po' meglio la strada che stiamo percorrendo tramite una bella intervista all'urbanista Nicolò Bassetti, "ideologo" di Sacro GRA, il film di Gianfranco Rosi vincitore del leone d'oro all'ultima mostra del cinema di Venezia.

Bassetti, zaino in spalla, ha percorso a piedi il grande raccordo anulare di Roma per conoscere il luogo e le persone che lo abitano. Ha scoperto che il raccordo è una di quelle aree che perdono la propria identità e questo perdersi diventa un piacere (concetto espresso ne "Le città invisibili" di Italo Calvino). Durante questo sopralluogo, Bassetti ha scoperto anche che è il tempo a sostituire lo spazio (spazio che deve essere donato dalla città ai cittadini secondo Renato Nicolini) e che il raccordo non è altro che una costruzione fatta per organizzare ma che nasconde le cose vicine.
Ne è uscita quindi una mappatura della quotidianità, dove Roma con un forte passato tangibile, ha difficoltà ad accettare il presente; Roma è una "baldracca" e per chi viene da fuori, non rimane che aderire alle regole del vivere romano. Ma Roma di regole non ne ha.
Nel film i luoghi sono un pretesto per raccontare le storie delle persone che li abitano...

Nei giorni scorsi il cast di Sacro GRA è salito in pullman con una selezione di giornalisti per un viaggio sui luoghi del film, con soste e racconto in ogni luogo "topico".



lunedì 12 agosto 2013

La città in piazza

Da abitante consapevole della periferia di Scandicci, mi sono diretta mercoledì 3 luglio 2013 alle 21 al GingerZone di Scandicci per partecipare al progetto “La città in piazza” organizzato dalla cooperativa sociale Sociolab e fortemente voluto dal comune di Scandicci, in quanto il Consiglio regionale della Toscana ha da poco approvato una nuova legge sulla partecipazione sociale.
La proposta è quella di riqualificare piazza Palmiro Togliatti a Scandicci, sede perenne di parcheggio, ma anche del mercato del sabato, chiamata piazza ma non considerata tale dai suoi abitanti, che la vorrebbero diversa.
Sociolab ha organizzato un paio di incontri in questo mese per cercare di capire cosa vogliono per questo luogo gli abitanti di Scandicci, per raccogliere le loro proposte e per cercare di dare un volto nuovo alla piazza.
Molti sono stati gli strumenti utilizzati; la serata in cui ho partecipato contava circa una trentina di persone, molte meno rispetto al pomeriggio, delle quali la maggioranza era rappresentata dai commercianti che lavorano in prossimità della piazza. Il numero esiguo ha favorito un continuo dialogo tra tutti, tra noi sconosciuti ma anche con Lorenza e Margherita, le operatrici di Sociolab, che hanno mediato le nostre risposte, ci hanno provocato chiedendoci direttamente la nostra opinione e ci hanno fatto ragionare sul concetto di scelta: il farlo comporta sempre lasciar andare qualcos’altro.
Un plastico fatto con i ragazzi del GingerZone con pensieri scritti su post-it attaccati sul luogo idealmente rappresentato, un muro delle “idee” con cartoline recanti frasi o disegni rispondenti alla domanda “la piazza è bella se…” sono stati i mezzi con cui Sociolab ha centrato la questione, ci ha messi letteralmente dentro la piazza e ce l’ha fatta guardare con occhi diversi, come se fossimo noi i responsabili diretti e gli artefici materiali della riqualificazione. Come se davvero potessimo fare qualcosa per il luogo che abitiamo e viviamo tutti i giorni.
Credo che questo sia la vera essenza della partecipazione sociale; sentirsi pienamente  consapevoli e forti di poter cambiare le cose e di non dover subire necessariamente e passivamente le decisioni di un gruppo di persone che non ci rappresentano e siedono ad un posto di potere.
Probabilmente non sempre sarà possibile tradurre in fatti questa consapevolezza, ma è importante saperla riconoscere dentro la nostra coscienza, sapere di avere uno strumento collettivo che ha il potere di incidere ogni qual volta noi usciamo di casa.

Valeria

giovedì 8 agosto 2013

Passeggiando per Bologna

Una settimana libera, sette giorni tutti per me sembrano una manciata copiosa di tempo per fare tutto quello per cui non ho mai un attimo libero. Così, un martedì, vado a trovare un’amica-collega archeologa che abita a Bologna e lavora al Museo della Storia di Bologna (Palazzo Pepoli);  anche lei ha due giorni di riposo e con tutto questo tempo davanti a noi, ci sentiamo entrambe in vacanza.
E’ una giornata calda, piena di sole e vento; ci piace passeggiare per il centro della città chiaccherando e fermandoci ogni tanto a guardare alcune cose note che ci piacciono e le curiosità cittadine, tra cui un’insegna in stile liberty che reca le parole “Diurno Cobianchi”, un locale dove ci si poteva fermare, fare un sonnellino e una doccia per poi ripartire, che riporta esattamente il mio cognome.
Nonostante ci lavori tutti i giorni dell’anno, Francesca mi propone di andare a visitare il suo museo; è nuovissimo, mi dice, ti piacerà perché è ricco di curiosità su Bologna ed è all’avanguardia per l’utilizzo delle nuove tecnologie espositive.
Acconsento, non rifiuto mai una visita ad un museo, è un luogo d’incontro come un altro; così arriviamo e mi preparo a conoscere la storia di Bologna. Attraverso un percorso che sfrutta gli accorgimenti dell’archeologia sperimentale, della scenografia teatrale, dell’architettura e della grafica 3D, mi dimentico di essere all’interno di uno spazio chiuso  e ben delimitato, per ritrovarmi davvero a passeggiare nei secoli della città.  Ritornando nel 2013, mi aspetto di trovare l’uscita e invece ho imboccato un altro percorso dedicato interamente a Bologna e ai suoi abitanti e visitatori.
Attraverso una grande mappa rappresentata da una veduta aerea zenitale di Bologna, ogni persona è invitata a scrivere un pensiero su un post-it per poi attaccarlo sulla mappa nel luogo che ha suscitato interesse, emozione, curiosità; i post-it sono talmente tanti e scritti in lingue diverse tra di loro che il “tracciato emotivo” si perde, ognuno ha sentito il bisogno di condividere con altri un pensiero su Bologna.
Francesca mi dice che spesso sono costretti a rimuovere quei foglietti da quanti sono, per creare spazio ai nuovi visitatori; peccato, penso io, ma nulla è perduto perché voltandomi, trovo un pannello multimediale con un pc che racconta il progetto “Percorsi emotivi” e che dato vita a questa parte del museo.
Si tratta di un sito che funziona da geoblog multiutente, dove gli abitanti di Bologna sono invitati a lasciare un pensiero, un’emozione, un ricordo che abbia a che fare con la città, in modo da condividere con altri utenti le proprie sensazioni legate ai luoghi, all’abitare e al vivere Bologna. Il risultato è uno storytelling digitale che crea partecipazione e conoscenza sulla vita cittadina, un archivio d’informazioni in costante aggiornamento. Da tutto ciò sono nate delle mappe tematiche che hanno illustrato con diverse modalità, gli avvenimenti più rappresentativi, e tutta una serie di attività come le passeggiate urbane che creano un rapporto dinamico tra la città e i suoi cittadini.
Ho rivolto il mio pensiero a ogni città italiana, dalla più grande alla più piccola come Rovigo e a quanto potremo conoscere di più su noi stessi e sul luogo che viviamo ogni giorno… potremmo imparare a mettere in pratica i concetti di tutela e salvaguardia del patrimonio pubblico, di relazione e tolleranza di chi è con noi ogni giorno alla porta accanto, potremo riappropriarci della nostra identità.

Valeria

Maggiori info su Associazione Mappe Urbane

lunedì 16 luglio 2012

i SenzaDimoraFissa di Prato

SenzaDimoraFissa è un gruppo di artisti che intervengono con pratiche di ascolto, relazionali, conviviali, compiono operazioni di osservazione e interpretazione interagendo con l’ambiente investigato e con i suoi abitanti.
SenzaDimoraFissa parte dal desiderio di ripensare tutti insieme, le persone che abitano in questo momento in città, le modalità del vivere a Prato. L’aspetto più importante dei progetti realizzati è stato quello di tessere una serie di relazioni fra appartenenti alle due comunità (italiana e cinese), perchè sono le relazioni fra le persone che permettono uno scambio, una conoscenza reciproca che porta ad un rapporto.

Le parole di Andrea Abati, un membro del gruppo: “[..] La pratica laboratoriale (condividere) si sostituisce alla produzione (di opere), rendendo inutile, forse, anche il concetto stesso della necessità di produrre (opere).”