venerdì 28 marzo 2014

A proposito di arte pubblica #1

L’arte e l’attivismo insieme possono fare molto. Possono comunicare dissidenza, diffondere nuove idee, ma sopratutto possono creare rete e collaborazione. Nuove forme di relazionarsi che vedono in particolari manifestazioni estetiche e nell’idea del cambiamento un modo alternativo di fare politica e di vivere lo spazio pubblico.Fuori dai musei, lontano dai riti impostati delle sedi istituzionali, l’arte entra in simbiosi con la vita di tutti i giorni. E non è necessario essere artisti per poter partecipare. Anche se il ruolo degli artisti rimane fondamentale come guida esperta ed occhio critico, ciascuno di noi può rendersi partecipe, trasformare, pensare e contribuire all’opera d’arte. Si può addirittura diventare parte integrante di un’opera. Parliamo di artivismo, ma sopratutto di arte pubblica, due forme differenti, che appartengono entrambe al mondo variegato del panorama artistico odierno.

Quando l’arte incontra la sfera pubblica, essendo questa articolata e complessa, diventa necessariamente espressione estetica di gestione delle relazioni, spesso conflittuali, già presenti in un contesto preciso nel quale si vuole agire.

L’opera sarà il risultato di una sinergia inestricabile di figure differenti, di creativi nel senso più ampio possibile, di istituzioni, di cittadini attenti, critici e volenterosi di partecipare. Tutti coordinati da una figura chiave: l’artista! Il centro della rete sinergica rimarrà in ogni caso la leadership dell’artista, regia delle azioni che si andranno a compiere, dovrà saper dirigere il suo sguardo verso una nuova forma di coautorialità della produzione artistica.

Le radici di queste manifestazioni risalgono agli anni 70 e 80, con i détournement situazionisti, che da allora hanno visto differenti manifestazioni fino al più attuale jamming culturale o addirittura all’arte in rete.

Come far sì che l’arte incontri lo spazio pubblico?

E’ fondamentale conoscere il territorio nel quale si vuole intervenire. Qui entra in gioco il processo di mappatura. Mappare significa compiere vere e proprie azioni di carotaggio, ricerca storica, di ispezioni visive e uditive di ciò che quello spazio può comunicare. Significa anche dialogare con le persone che vivono quel posto, entrare nella loro sfera personale per poter carpire il detto, ma anche il non detto. Più esteso e puntuale sarà questo lavoro preliminare di ricognizione, più attenta alle richieste e alle dinamiche già esistenti dalle persone del luogo sarà l’intervento artistico. Ovviamente tutto ciò richiede molto tempo. Lo spazio e il tempo saranno le variabili chiave di ogni operazione artistica. Chi agirà dovrà essere in grado di ribaltare l’ovvio, il conosciuto, il “sempre così è stato”. La rete che si verrà a creare dovrà essere capace di ricostruire la narrazione urbana del posto in cui vuole intervenire, per poterla rivedere e integrare di nuovi eventi.

I processi di arte partecipata permettono di porre maggiore attenzione ai luoghi che viviamo quotidianamente, ai nostri quartieri e alle nostre città. E’ in questi ambiti che l’artista e il gruppo di lavoro che si verrà a creare darà vita a un ridisegno dell’ambito urbano su piccola scala. Il fare diventa la finalità, tutti possono cooperare per gestire un conflitto, già esistente, più o meno acceso, o portare avanti uno scambio, un dialogo intergenerazionale, dare vita ad una riqualificazione. Si verrà così a creare una microcomunità temporanea, con varie figure attive, creative e non, tutte fondamentali nell’apportare e condividere conoscenze, necessarie per gestire in modo indipendente uno spazio pubblico.

Il risultato sarà prima di tutto conoscenza, cambiamento e arte pubblica. Sarà la constatazione che tutto si può fare, che lo spazio pubblico si può costruire in modo condiviso, tenendo conto delle opinioni di tutti, pubblicamente. Niente ci deve essere imposto, ogni cosa può essere negoziata, tra di noi cittadini, autoctoni e non, tra noi e le istituzioni. Arte pubblica è riprendersi gli spazi che ci circondano per renderli sì più interessanti, ma sopratutto più efficienti e vicini alla nostra espressione di spazio vivibile ogni giorno.

Serena

Il post è già stato pubblicato nel blog Social&Thinkers

venerdì 13 dicembre 2013

Buone notizie, diamoci da farHe!

Se vuoi andare veloce vai da solo,
se vuoi andare lontano vai con gli altri.

venerdì 29 novembre 2013

lunedì 23 settembre 2013

Una luce lungo il percorso

Riflettiamo su chi sembra illuminare un po' meglio la strada che stiamo percorrendo tramite una bella intervista all'urbanista Nicolò Bassetti, "ideologo" di Sacro GRA, il film di Gianfranco Rosi vincitore del leone d'oro all'ultima mostra del cinema di Venezia.

Bassetti, zaino in spalla, ha percorso a piedi il grande raccordo anulare di Roma per conoscere il luogo e le persone che lo abitano. Ha scoperto che il raccordo è una di quelle aree che perdono la propria identità e questo perdersi diventa un piacere (concetto espresso ne "Le città invisibili" di Italo Calvino). Durante questo sopralluogo, Bassetti ha scoperto anche che è il tempo a sostituire lo spazio (spazio che deve essere donato dalla città ai cittadini secondo Renato Nicolini) e che il raccordo non è altro che una costruzione fatta per organizzare ma che nasconde le cose vicine.
Ne è uscita quindi una mappatura della quotidianità, dove Roma con un forte passato tangibile, ha difficoltà ad accettare il presente; Roma è una "baldracca" e per chi viene da fuori, non rimane che aderire alle regole del vivere romano. Ma Roma di regole non ne ha.
Nel film i luoghi sono un pretesto per raccontare le storie delle persone che li abitano...

Nei giorni scorsi il cast di Sacro GRA è salito in pullman con una selezione di giornalisti per un viaggio sui luoghi del film, con soste e racconto in ogni luogo "topico".



lunedì 12 agosto 2013

La città in piazza

Da abitante consapevole della periferia di Scandicci, mi sono diretta mercoledì 3 luglio 2013 alle 21 al GingerZone di Scandicci per partecipare al progetto “La città in piazza” organizzato dalla cooperativa sociale Sociolab e fortemente voluto dal comune di Scandicci, in quanto il Consiglio regionale della Toscana ha da poco approvato una nuova legge sulla partecipazione sociale.
La proposta è quella di riqualificare piazza Palmiro Togliatti a Scandicci, sede perenne di parcheggio, ma anche del mercato del sabato, chiamata piazza ma non considerata tale dai suoi abitanti, che la vorrebbero diversa.
Sociolab ha organizzato un paio di incontri in questo mese per cercare di capire cosa vogliono per questo luogo gli abitanti di Scandicci, per raccogliere le loro proposte e per cercare di dare un volto nuovo alla piazza.
Molti sono stati gli strumenti utilizzati; la serata in cui ho partecipato contava circa una trentina di persone, molte meno rispetto al pomeriggio, delle quali la maggioranza era rappresentata dai commercianti che lavorano in prossimità della piazza. Il numero esiguo ha favorito un continuo dialogo tra tutti, tra noi sconosciuti ma anche con Lorenza e Margherita, le operatrici di Sociolab, che hanno mediato le nostre risposte, ci hanno provocato chiedendoci direttamente la nostra opinione e ci hanno fatto ragionare sul concetto di scelta: il farlo comporta sempre lasciar andare qualcos’altro.
Un plastico fatto con i ragazzi del GingerZone con pensieri scritti su post-it attaccati sul luogo idealmente rappresentato, un muro delle “idee” con cartoline recanti frasi o disegni rispondenti alla domanda “la piazza è bella se…” sono stati i mezzi con cui Sociolab ha centrato la questione, ci ha messi letteralmente dentro la piazza e ce l’ha fatta guardare con occhi diversi, come se fossimo noi i responsabili diretti e gli artefici materiali della riqualificazione. Come se davvero potessimo fare qualcosa per il luogo che abitiamo e viviamo tutti i giorni.
Credo che questo sia la vera essenza della partecipazione sociale; sentirsi pienamente  consapevoli e forti di poter cambiare le cose e di non dover subire necessariamente e passivamente le decisioni di un gruppo di persone che non ci rappresentano e siedono ad un posto di potere.
Probabilmente non sempre sarà possibile tradurre in fatti questa consapevolezza, ma è importante saperla riconoscere dentro la nostra coscienza, sapere di avere uno strumento collettivo che ha il potere di incidere ogni qual volta noi usciamo di casa.

Valeria

giovedì 8 agosto 2013

Passeggiando per Bologna

Una settimana libera, sette giorni tutti per me sembrano una manciata copiosa di tempo per fare tutto quello per cui non ho mai un attimo libero. Così, un martedì, vado a trovare un’amica-collega archeologa che abita a Bologna e lavora al Museo della Storia di Bologna (Palazzo Pepoli);  anche lei ha due giorni di riposo e con tutto questo tempo davanti a noi, ci sentiamo entrambe in vacanza.
E’ una giornata calda, piena di sole e vento; ci piace passeggiare per il centro della città chiaccherando e fermandoci ogni tanto a guardare alcune cose note che ci piacciono e le curiosità cittadine, tra cui un’insegna in stile liberty che reca le parole “Diurno Cobianchi”, un locale dove ci si poteva fermare, fare un sonnellino e una doccia per poi ripartire, che riporta esattamente il mio cognome.
Nonostante ci lavori tutti i giorni dell’anno, Francesca mi propone di andare a visitare il suo museo; è nuovissimo, mi dice, ti piacerà perché è ricco di curiosità su Bologna ed è all’avanguardia per l’utilizzo delle nuove tecnologie espositive.
Acconsento, non rifiuto mai una visita ad un museo, è un luogo d’incontro come un altro; così arriviamo e mi preparo a conoscere la storia di Bologna. Attraverso un percorso che sfrutta gli accorgimenti dell’archeologia sperimentale, della scenografia teatrale, dell’architettura e della grafica 3D, mi dimentico di essere all’interno di uno spazio chiuso  e ben delimitato, per ritrovarmi davvero a passeggiare nei secoli della città.  Ritornando nel 2013, mi aspetto di trovare l’uscita e invece ho imboccato un altro percorso dedicato interamente a Bologna e ai suoi abitanti e visitatori.
Attraverso una grande mappa rappresentata da una veduta aerea zenitale di Bologna, ogni persona è invitata a scrivere un pensiero su un post-it per poi attaccarlo sulla mappa nel luogo che ha suscitato interesse, emozione, curiosità; i post-it sono talmente tanti e scritti in lingue diverse tra di loro che il “tracciato emotivo” si perde, ognuno ha sentito il bisogno di condividere con altri un pensiero su Bologna.
Francesca mi dice che spesso sono costretti a rimuovere quei foglietti da quanti sono, per creare spazio ai nuovi visitatori; peccato, penso io, ma nulla è perduto perché voltandomi, trovo un pannello multimediale con un pc che racconta il progetto “Percorsi emotivi” e che dato vita a questa parte del museo.
Si tratta di un sito che funziona da geoblog multiutente, dove gli abitanti di Bologna sono invitati a lasciare un pensiero, un’emozione, un ricordo che abbia a che fare con la città, in modo da condividere con altri utenti le proprie sensazioni legate ai luoghi, all’abitare e al vivere Bologna. Il risultato è uno storytelling digitale che crea partecipazione e conoscenza sulla vita cittadina, un archivio d’informazioni in costante aggiornamento. Da tutto ciò sono nate delle mappe tematiche che hanno illustrato con diverse modalità, gli avvenimenti più rappresentativi, e tutta una serie di attività come le passeggiate urbane che creano un rapporto dinamico tra la città e i suoi cittadini.
Ho rivolto il mio pensiero a ogni città italiana, dalla più grande alla più piccola come Rovigo e a quanto potremo conoscere di più su noi stessi e sul luogo che viviamo ogni giorno… potremmo imparare a mettere in pratica i concetti di tutela e salvaguardia del patrimonio pubblico, di relazione e tolleranza di chi è con noi ogni giorno alla porta accanto, potremo riappropriarci della nostra identità.

Valeria

Maggiori info su Associazione Mappe Urbane

mercoledì 31 luglio 2013

Un pezzo di Spazio XY in terra germanica

Da più di un anno ho cambiato luogo di vita, ma faccio ancora fatica a pensare che io abito qui. Per questo mi sono decisa ad intervenire, nel modo più semplice possibile: conoscere i vicini.
Tentativo numero uno: suonare al campanello della porta.
Risultato totalmente fallimentare: nessuno ha aperto 1.
Tentativo numero due: mettere un cartello sul portone, proponendo di fare qualcosa insieme. In tre giorni, tre risposte, tutte positive. Ho ripreso coraggio. E poi, sempre tramite avviso pubblico, c'è stata la convocazione all'incontro in presenza.
Si sono strette mani, si sono appresi cognomi 2 e quote d'affitto, ma soprattutto si è deciso di condividere una cenetta in cortile! Quando? ci vuole il "giusto preavviso": tra due settimane. OK!
Passano i giorni, e ora c'è qualcuno da salutare quando lo si incontra per la strada, o qualcuno per cui ritirare il pacco dal corriere.
Arriva la data, compare un tavolo pieghevole in androne, e poi sedie e cestini da pic-nic. Si porta tutto in cortile e si mangia. Io metto tutta la mia attenzione nell'ascoltare e nel formulare qualche frase, per cui va a finire che mangio davvero poco, ma non importa, ora so perchè il mio portone è più largo del normale: un tempo ci doveva passare il carro del macellaio, la rimessa per i cavalli era dentro il cortile. Storie, tante storie, e alla fine un nome: Jennifer, ah che conquista 3!
Questo è stato il primo contatto diretto con le persone che abitano nel mio palazzo, ed è stato qualcosa di nuovo, per tutti.

Anna

1 di domenica pomeriggio non c'era nessuno a casa, e in ogni caso metà degli appartamenti sono vuoti.
2 vige la formalità, sempre e comunque.
3 finalmente, la sig.ra G., che ha la mia età, mi ha concesso di chiamarla per nome!

venerdì 3 maggio 2013

La Rovigo che vogliamo!


Il gruppo promotore del progetto Habitat-Laboratori urbani parteciperà alla Biennale Spazio Pubblico 2013, che si svolgerà a Roma dal 16 al 18 maggio.
L'intervento "Per-corso Habitat" ha aderito alla call "La città che vogliamo" e verrà presentato durante il workshop dedicato ai temi spazio pubblico, inclusione sociale e diritti di cittadinanza.
Nei giorni tra il 30 aprile e il 4 maggio, cogliendo l'occasione dei mercati cittadini settimanali (il martedì sul Corso del Popolo, il giovedì in Piazza Vittorio Emanuele e il sabato nel quartiere della Commenda)
verranno raccolte le proposte e i pensieri dei frequentatori dei luoghi, al fine di ricevere idee su come quello spazio possa diventare inclusivo sempre, non solo durante il mercato.
Il 7 maggio verrà
allestita una postazione ambulante per dare visibilità alle idee come se fossero i prodotti in vendita, una vera e propria “bancarella delle proposte”, rese tangibili attraverso la restituzione di video, fotografie e testi.
Cosa si trova al mercato oltre alle cose da comprare?
Come può quello spazio diventare inclusivo sempre?

martedì 19 marzo 2013

I bandi dei laboratori Habitat

Hàbitat [habitat] s.m.inv., lat.: “insieme delle condizioni ambientali in cui vive una determinata specie, in ecologia, complesso delle condizioni ambientali e strutture artificiali che caratterizzano un territorio destinato all’insediamento umano; ambiente congeniale alle proprie inclinazioni o ai propri gusti”

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO
Habitat – laboratori urbani – è un progetto che si propone di inventare modalità di intervento, in luoghi di Rovigo, per renderli sempre più Habitat.
Habitat si realizzerà attraverso l’allestimento di 4 laboratori (fotografia, documentari, musica, teatro), rivolti a giovani dai 16 ai 35 anni di età, nei quali verrà promossa la conoscenza dei diversi linguaggi espressivi come strumenti di intervento nel territorio, per trasformare semplici spazi in luoghi di vita.
Gli iscritti ai laboratori saranno chiamati a riflettere sul territorio, a interagire con esso e a ripensarlo, evidenziando le risorse e le relazioni umane presenti. Potranno così partecipare ad un processo in cui l’espressione artistica diventerà lo strumento chiave nella creazione di nuove relazioni e significati, che culmineranno in interventi che creino, recuperino, facciano emergere nuove identità.
Il percorso creativo sarà centrato su un modello di apprendimento che privilegia i contesti relazioni informali.
In questa prospettiva saranno incentivate tutte le occasioni di scambio e confronto che il progetto sarà in grado di attivare tra gli attori che compongono la rete organizzativa:
  • i giovani protagonisti dei diversi laboratori,
  • i gruppi creativi che cureranno la docenza dei laboratori,
  • le associazioni coinvolte come tutor di contenuto, che avranno il ruolo di consulenti informativi, sui temi di loro competenza (ambientale, culturale, sociale …) attraverso interventi di informazione, formazione, racconto di esperienze dirette;
  • gli abitanti dei luoghi scelti come ambiti di intervento.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
Tutti i laboratori sono rivolti a giovani dai 16 ai 35 anni di età e prevedono fino a 15 iscritti ognuno. Non è prevista la possibilità di iscriversi contemporaneamente a più laboratori. Nel caso in cui, per uno o più laboratori, giunga un numero di domande di partecipazione superiore a 15, i responsabili degli stessi si riserveranno di valutare le candidature pervenute.
Il form di iscrizione è scaricabile da questa pagina web o reperibile presso la segreteria del Centro Don Bosco o a una qualunque proiezione di Cinegap.
Le domande di iscrizione, unitamente al materiale richiesto dovranno pervenire entro e non oltre il 29 marzo 2013 via mail all’indirizzo habitat.rovigo@gmail.com oppure con consegna a mano, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 18 presso la segreteria del Centro Don Bosco in viale Marconi, 5 Rovigo.
Alla scadenza del termine fissato per le iscrizioni verranno valutate le candidature ai laboratori e a ciascun candidato verrà data comunicazione degli esiti della selezione tramite mail. La frequenza dei laboratori è subordinata al pagamento di una quota di iscrizione di 25 euro, comprensiva di assicurazione. I partecipanti selezionati sono pertanto tenuti a perfezionare la loro iscrizione attraverso il versamento della quota prevista entro e non oltre il 10 aprile 2013, con consegna a mano presso la segreteria del Centro Don Bosco.
Le sedi in cui si svolgeranno gli incontri sono il Centro Don Bosco in viale Marconi, 5 a Rovigo e il Circolo Auser in via Bonatti, 10 a Rovigo. Il calendario dettagliato verrà pubblicato su questo sito web e comunicato via mail ai partecipanti.
Per informazioni contattare:
mail: habitat.rovigo@gmail.com
cell. 342 1383698

Bando di partecipazione e domanda di iscrizione si possono scaricare qui http://progetto-habitat.it/bando/

mercoledì 27 febbraio 2013

Nuovi immaginari



Anche il terzo appuntamento di formazione è arrivato puntuale come previsto dal calendario del progetto Habitat. Sabato 16 Febbraio abbiamo avuto il piacere di condividere l'intera giornata con Lisa Parola di a.titolo. Le nostre aspettative non sono state tradite, è stata una giornata intensa, che ci ha aperto nuovi orizzonti ed ha lasciato nei nostri appunti un bel po’ di parole nuove.
Lisa Parola fa parte dell'associazione non profit a.titolo “Progetti per l'arte contemporanea” dal 1997, anno di nascita del collettivo, che ha sede ed opera a Torino. Spazio XY ha avuto la fortuna di condividere con lei anche una proficua cena pre-formazione, perché ci ha raggiunto già dal venerdì sera. Fin da questo primo momento Lisa ci ha aiutati in quella parte di formazione che ancora mancava: lavorare sul concetto di arte pubblica, sull'utilità dell'arte e sulle pratiche che Habitat avrebbe potuto adottare. Subito ha creduto nel progetto e ci ha trasmetto una forte energia e voglia di fare per il giorno dopo.
Durante la mattinata Lisa ha analizzato nel dettaglio alcuni casi che l'associazione ha realizzato nella città di Torino e che hanno ottenuto un risvolto positivo nel territorio urbano. E' stato un momento di scambio utilissimo. Personalmente mi sono chiesta come Habitat possa intervenire nel territorio rodigino e come può l'arte urbana rendersi utile, diventando qualcosa che sia davvero Habitat a Rovigo.
L'arte urbana prevede che le opere d'arte abbandonino gli spazi canonici in cui di solito vengono relegate - come i musei - e che entrino all'interno di luoghi meno istituzionali come strade, quartieri, e tutto ciò che è pubblico ed appartiene alla collettività. Il nostro interesse si è rivolto subito a capire come la partecipazione di noi tutti potesse dare vita a forme di arte urbana. Lisa non ci ha dato la soluzione, ma ci ha fatto capire che gran parte delle risposte risiedono nella nostra capacità di costruire nuovi immaginari. E' necessario abbandonare tutte le parole di plastica che quotidianamente usiamo per definire i processi di partecipazione collettiva; parole oramai vuote, se non contestualizzate a dovere. Ci ha proposto, invece, di immaginare parole nuove, che solo la nostra città ed il nostro vivere Rovigo possano regalarci. Ha messo in moto una bella ricerca attiva, che porteremo avanti costantemente.
Durante il pomeriggio Lisa ci ha accompagnati in una camminata che ha toccato i luoghi di Rovigo che per noi costituiscono il lessico urbano della città, ossia i nostri punti di orientamento. E' stato soprattutto divertente vedere un folto gruppo di persone di tutte le età (quasi trenta!) girare con mete precise per Rovigo e fermarsi spesso, col naso all'insù, a commentare quello che vedevamo. Abbiamo portato Lisa in diversi punti chiave di nostro interesse: Piazzetta Soccorso, Piazza XX Settembre, Piazzetta All’Ara, l’ex-Caserma dei Pompieri in pieno centro storico, Piazza Matteotti, l'ex stazione delle corriere (un posto, anche se non sembra, a cui ci siamo scoperti tutti affezionati per i tanti ricordi) il centro commerciale Le Torri, Parco Maddalena e la mai inaugurata casa di quartiere tra Via Canova e Viale De Gasperi in Commenda, fino a tornare alla base del Centro Don Bosco.
Lisa ci ha aiutati a guardare cose di Rovigo che davamo per scontate, non nel senso che non prestiamo loro attenzione, piuttosto che non vediamo con gli occhi giusti.
Dobbiamo imparare a rovesciare le cose ed a ricostruire le storie; come quelle dei monumenti, i quali non sono solo quello che simboleggiano, ma che portano con sé anche la propria storia intrinseca, silente e perpetua.
E' stata una giornata senza precedenti, che ci ha proiettati verso il nostro prossimo obiettivo: entrare a fondo nel territorio che viviamo, perderci nello spazio della città - sia fisico che irreale - per poi riprenderci, pronti a vedere ciò che ci circonda in modo nuovo. E che il lavoro continui!


Serena

mercoledì 13 febbraio 2013

La nostra identità


Apro il mio quaderno degli appunti con le note della formazione del 2 febbraio 2013 e trovo dei disegni. Sono delle semplici forme geometriche incastrate le une alle altre con tanta fantasia, dettate forse dal subconscio, con qualche parola sparsa qua e là.

Poi nella pagina accanto vedo due torri stilizzate su un altura e un corso d’acqua che scorre.
Qui c’è poco da relegare al subconscio, la mia coscienza ha parlato forte e chiaro, stimolata dalle parole di Marco e dalle immagini scattate oggi in una Rovigo sotto la pioggia: le due torri, simbolo della città riconosciuto da tutti e anche da me, come immagine primordiale del luogo in cui sono nata.
Questo prodotto della mia reazione alla giornata di oggi forse sarà molto banale, ma potrebbe essere indice che tutto quello che è stato detto e rivisto – perché la città oggi è apparsa con una veste diversa – ha lasciato il segno, una traccia ovvia ma su cui si può lavorare per creare qualcosa di nuovo e personale.
Non è facile raccontare la giornata trascorsa con Marco Tortoioli Ricci, venuto per conto della cooperativa CO.MO.DO. a parlarci di identità e partecipazione. Sarebbe più semplice fare una sintesi degli appunti, ma verrebbe scritta una pagina di una lezione universitaria, fredda e priva di quegli stimoli e dubbi che pian piano a fine giornata sono comparsi.
Marco effettivamente ha tenuto una lezione universitaria, con tono severo e calmo da professore abituato a parlare per molto tempo ad una folla di studenti poco svegli; ha parlato di simboli e identità, come costruire l’identità tramite un processo partecipato con un metodo definito e degli obiettivi. Marco ha mostrato i lavori fatti con i suoi studenti della scuola di Urbino, ha raccontato di cornici urbane, di parchi naturali che diventano musei, di natural born database, di numeri civici che in realtà elencano altro.
Dopo tanti esempi di costruzione di un’identità di luoghi così diversi, nel pomeriggio ci ha lanciati singolarmente e in piccoli gruppi, a fare un sopralluogo fotografico per la città, scattando delle immagini che raccontassero, secondo il nostro punto di vista, Rovigo. Da tutto il repertorio di foto che è stato raccolto, sono affiorati i temi che ci toccano probabilmente più da vicino: la Rovigo storica trascurata in contrasto con le nuove architetture, le biciclette, il cinema che non c’è più, “piccoli dettagli di bruttezza” che ogni tanto infestano la città, opere d’arte nascoste, palazzi che cambiano colore, simboli che non conosciamo e un finto tappeto mosaicato di un negozio con la scritta “Palazzo Italia”. 
 Per alcuni aspetti abbiamo tracciato la mappa di una Rovigo che non si vede, che non esiste.
Alla fine si è fatto tardi e Marco è fuggito via, dandoci davvero una bella lezione. Provocando su alcuni aspetti emersi dalla visione collettiva delle fotografie, con un pizzico di ironia, ci ha lasciato gli strumenti per costruire il nostro progetto, per definire Habitat un insieme di caratteristiche le quali rappresentano un’essenza, un aggettivo discriminante per ciò che è Habitat o non è Habitat.
Valeria Cobianchi

mercoledì 30 gennaio 2013

Una finestra aperta su Rovigo


La mattina di sabato 19 gennaio al centro Don Bosco, verso le ore 10:30 è iniziata la prima giornata di formazione dedicata al progetto Habitat condotta da Sociolab, un gruppo multidisciplinare che si occupa di ricerca e partecipazione sociale.
Con me hanno partecipato altri membri del gruppo coordinamento di Spazio XY, alcuni ragazzi che fanno parte del gruppo dei laboratori creativi e amici rappresentanti di altre associazioni coinvolte; eravamo più di una decina, mentre nel pomeriggio, con nostra sorpresa e immenso piacere, sono venuti ad aggiungersi altri appartenenti a diverse associazioni facendo salire il numero dei partecipanti a forse più di una trentina.

Direttrice d’orchestra di questa intensa giornata è stata Lorenza Soldani che, per conto di Sociolab, ha strutturato la nostra giornata in due momenti molto diversi tra di loro ma nello stesso tempo cuciti insieme dal filo rosso di come imparare a coinvolgere e a lavorare in gruppo.
Nelle prime ore della mattinata, attraverso 4 domande relative al progetto e grazie alla suddivisione del gruppo in sottogruppi di tre, abbiamo provato a mettere in pratica quello che Lorenza definisce “ascolto attivo”, ossia mettersi in comunicazione con gli altri senza pregiudizi, ascoltando la persona che abbiamo davanti per ciò che ha da dire senza essere spinti a trovare a tutti i costi una soluzione immediata.
Detta così sembra una cosa facile, ma nella conversazione che ho avuto con i miei compagni mi sono accorta di quanto sia difficile liberare il proprio cervello dalla possibilità di arrivare subito al concreto e di ascoltare chi abbiamo davanti senza la nostra convinzione personale. Penso di esserci riuscita per un po’ e sono rimasta piacevolmente stupita dallo scoprire che facendo così, riuscivo a seguire chi stava parlando in maniera costruttiva, nel senso che ogni cosa che mi veniva detta appariva ai miei occhi saggia e utile.
Ero così entusiasta che non avrei mai smesso di ascoltare e di porre domande per vedere fino a che punto potevamo spingerci con questo nuovo modo di dialogare; guardavo Lorenza quasi con occhi mistici, pensando che se questo era l’inizio chissà cosa avrebbe offerto il pomeriggio.
Così dopo un pasto veloce e più che sostanzioso, è iniziata la seconda parte della giornata con all’incirca 5 domande estrapolate dai nostri interventi della mattina. 

La mia fede in Lorenza non è stata delusa e lei ci ha proposto di sviluppare queste domande con il metodo del word café che riassunto banalmente consiste in gruppi di 5-6 persone che danno la loro risposta ad ognuna delle 5 domande proposte, mescolandosi a turno presso un tavolo con un “ospite fisso” una persona che si assume il compito di rimanere sempre allo stesso tavolo e di raccogliere le risposte. Tutto ciò rende l’idea di una chiacchierata al bar mentre si beve un caffè e l’atmosfera è stata esattamente così.
Facilitati dal poco tempo a disposizione per domanda e dall’insolita situazione, anche chi non si conosceva, con un sorriso sulle labbra è riuscito a dire la sua, con calore e convinzione su argomenti quali la comunicazione, la gestione delle informazioni, l’accessibilità di queste ad un bacino il più ampio possibile, il concetto di arte pubblica e arte utile, la necessità di trovare uno strumento di comunicazione condiviso e aperto a tutti i partecipanti al progetto Habitat.
Sono state scritte decine e decine di tovagliette di carta che Lorenza ha messo a disposizione dei tavoli perché potessero essere riempite da appunti, disegni, schizzi di idee e quello sarà il materiale sul quale sarà necessario concentrarsi per sviluppare al meglio il progetto.
Al termine di questo esperimento gli ospiti fissi sono stati invitati a fare un breve resoconto degli spunti raccolti; ho svolto il ruolo dell’ospite fisso su richiesta ma anche presa dallo slancio della mattinata appena trascorsa e ciò che mi ha meravigliato è che fondamentalmente ognuno di noi stava dicendo le stesse cose. Dal dialogo con le persone tra i vari gruppi sono emerse le stesse necessità di coltivare la rete tra le diverse associazioni coinvolte nel progetto, attraverso un mezzo di informazione comune come un diario o un blog.
Abbiamo finito tardi, non c’è stata fretta di andarsene se non per Lorenza che rischiava di perdere il treno; sembrava a tutti così impossibile e nello stesso tempo bello, che a Rovigo così tante persone già per molti versi conosciute, potessero incontrarsi e lavorare insieme, affacciandosi su un panorama scelto e condiviso insieme.

Valeria Cobianchi

p.s. Per tutti i creativi e i tutor: il secondo momento formativo si terrà Sabato 2 Febbraio dalle ore 9.30 alle 18.30, presso la Sala Senior dell'Circolo Auser Città delle rose in via Bonatti 10, Rovigo!

giovedì 17 gennaio 2013

Habemus Habitat!

Il 21 Dicembre 2012 si è svolto l' incontro preliminare per la realizzazione del progetto Habitat.
Il progetto si avvale di un finanziamento promosso dalla fondazione Cariparo, assegnato tramite un bando di concorso a cui hanno partecipato congiuntamente alcune associazioni e gruppi informali attivi a Rovigo, composti prevalentemente da giovani tra i 18 e i 35.
Habitat è nato come proseguimento ideale dell'esperienza che Spazio XY ha avuto nel 2009 con il laboratorio di cortometraggi Io Abito Qui. Riprendendo l'interesse ad approfondire, rivalutare e rileggere i luoghi, ed assieme al contributo fondamentale di altri gruppi quali RoArt e Cinegap, è stato scritto il bando del progetto che ha poi vinto il finanziamento.
Durante la scrittura del progetto si è rivelato uno dei primi obiettivi: gettare le basi per una rete tra i più diversi gruppi rodigini che possa facilitare la comunicazione e la condivisione di idee e conoscenze, al fine di poter in futuro realizzare attività sempre più mirate e consapevoli.
Se questa visione si realizzerà o meno, lo scopriremo in seguito, tuttavia Habitat tenterà di muovere un primo passo in questa direzione.
Questo primo passo è composto da quattro laboratori artistici, che andranno ad approfondire quattro tematiche legate al territorio, ovvero la tutela dell’ambiente, la riqualificazione degli spazi urbani e suburbani, l’integrazione multiculturale e l’inclusione sociale; lo sfondo su cui agiranno questi quattro laboratori è il concetto di arte pubblica.
I quattro laboratori prevederanno la partecipazione di giovani della provincia, e saranno guidati da individui professionisti nel settore:
  • Alberto Gambato → Laboratorio Documentari
  • Ciro Mattia Gonano e Roberto Gioli → Laboratorio Fotografia
  • Simone Pizzardo e Riccardo Turcato → Laboratorio Musica
  • Antonia Bertagnon e Jacopo Ferrari, del gruppo teatrale 4 Cani per Strada → Laboratorio Teatro
I laboratori non vogliono essere un banale trasferimento di conoscenze dall'alto, ma piuttosto una sorta di cantiere di creatività giovanile, di scambio reciproco di conoscenze e capacità. Per fare ciò si avvarranno del contributo di altri gruppi e associazioni, che abbiamo genericamente definito Tutor di Contenuto, che introdurranno in questi cantieri creativi la propria esperienza nel campo d'azione di loro competenza.
L'incontro del 21 dicembre ha permesso quindi alle varie associazioni coinvolte di conoscersi e fare alcuni commenti a caldo sul progetto.
Nello specifico citiamo:
ARCIsolidarietà, che ha già previsto l'eventualità di coinvolgere nei laboratori alcuni dei loro ospiti, al fine di avviare concretamente un processo di inclusione sociale e di scambio interculturale; aspetto, quest'ultimo, che ha attirato l'interesse anche dell'associazione dei Giovani Musulmani d'Italia, che hanno lasciato intendere un forte desiderio di partecipazione.
Il gruppo degli Architetti Per Esigenza vede l'opportunità di introdurre alcune tematiche specifiche dell’urbanistica all’interno dei laboratori, con un approccio molto pratico, portando i partecipanti ai laboratori per strada in attività di osservazione e intervento diretto sui luoghi.
In linea con questo tipo di interventi si sono espresse anche associazioni giovani e molto attive nel territorio quali Tumbo, Rovigo 2.0 e la cooperativa sociale CreattivaMente, che vedono nel progetto la possiblità di espandere le attività che già stanno portando avanti.
Ultime, ma non ultime, hanno dato disponibilità a partecipare al progetto organizzioni storiche del panorama rodigino, quali FIAB e CSV, che hanno sottolineato l'importanza che un progetto di questo tipo non rimanga un evento isolato, ma auspicano che possa dare vitalità alla creatività e alla condivisione della piccola mesopotamia.

venerdì 26 ottobre 2012

la rivoluzione continua

A Venezia c'è chi grida: "E’ la prova evidente del fatto che la necessità di un luogo, fisico e mentale, dove progettare qualcosa in modo diverso e partecipato è diffusa. E’ gente che non si conosce ma, dopo pochi minuti, già si preoccupa di come far funzionare in modo efficace i tavoli di lavoro. E’ un progetto collettivo ma anche il processo che lo realizza. E’ interventi, dialogo, opinioni diverse. E’ uno strumento per produrre arte, che, a sua volta, è uno strumento per cambiare il mondo in cui viviamo. E’ condivisione dei saperi e delle capacità di ognuno. E’ la consapevolezza che non sarà facile. E’ aperto. E’ iniziato."

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mercoledì 22 agosto 2012

Ritorno a Perugia

di Laura Bortoloni

Ho abitato a Perugia dal 2005 al 2007. Di quei due anni mi ricordo gli aperitivi nel bar vicino allo studio prima della nottata di lavoro con i colleghi, un corso di taglio e cucito che, nonostante le mie scarse doti, mi ero intestardita a frequentare e di aver usato l'automobile molto più di quanto avrei desiderato.
Durante i primi mesi mi aggiravo con una piantina della città in tasca, ma ho scoperto ben presto a mie spese che due strade vicine sulla mappa possono in realtà essere separate da metri di dislivello. Visione zenitale, bye-bye.

A maggio di quest'anno mi ha chiamato Marco Tortoioli Ricci, per cui avevo lavorato negli anni perugini, e con cui ora collaboro in CoMoDo. Marco insegna Metodologia del progetto all'Isia Urbino, la mia università. Mi proponeva di essere tra i tutor di Happinessie, un workshop a cura di Isabella Inti (temporiuso.net e DiAP Politecnico di Milano) e sua, con 35 studenti selezionati da Isia Urbino e DiAP-Politecnico di Milano. I ragazzi avrebbero lavorato una settimana sul tema del riutilizzo temporaneo dello spazio e l'identità spontanea dei luoghi. In occasione di Festarch 2012, a Perugia.
In questi anni ho fatto qualche esperienza vicina a queste, lavorando con SpazioXY su Io abito qui e con Tumbo sul progetto Lovemaps. Quindi ho accettato ben volentieri.
In più mi sembrava divertente avere varcato la soglia (d'età? d'esperienza? di frustrazione?) oltre la quale si può diventare "tutor" di qualcun altro. Sarei stata capace? Avrei davvero dato una mano agli studenti? E, soprattutto, sarei riuscita a non contagiarli con la mia idiosincrasia verso Perugia?

Sono arrivata al workshop mercoledì 6 giugno. Tutto si svolgeva in centro storico a Perugia, nel Centro Camerale Alessi, surriscaldato dal lavoro di 35 cervelli e altrettanti portatili, le cui ventole producevano un cluster di ronzii percepibile e diffuso.
Quando dall'altra parte c'ero io, ad avere un portatile erano in 2 o 3 fortunati: i geek (parola che allora non andava di moda) che lo avevano nero, e quelli troppo fuori sede per portarsi a spasso un computer fisso – il loro era colorato, arancione o azzurro. Probabilmente avevo davvero raggiunto l'età in si può diventare tutor!

I ragazzi, suddivisi per gruppi, hanno lavorato su quattro assi: conoscere, ascoltare, arrivare, scoprire. Hanno mappato i luoghi in disuso di Perugia, 168 nel solo centro della città.
E ne hanno scelto uno, significativo per storia, funzione e posizione: il mercato coperto.
Il mercato coperto? Si, lo conoscevo anche io, più o meno sapevo dov'era. A volte mi era capitato di lasciare l'auto nel parcheggio al piano terra, e di venire sparata in ascensore all'ultimo piano e ritrovarmi a strizzare gli occhi per il sole violento all'uscita sulla piazza Matteotti. In effetti, per me il mercato coperto era poco più che l'involucro di un ascensore. Predicavo bene e razzolavo male.

Conoscere allora. Come? I ragazzi hanno studiato l'edificio, ricostruendone la storia presso archivi e biblioteche cittadine e producendo una time-line. Dalla costruzione nei primi anni trenta sostenuta dal regime fascista, che vi vedeva un baluardo della modernità, fino alle recenti polemiche tra l'amministrazione e le associazioni di categoria sulla possibile conversione dello stesso in centro commerciale.
Oggi il mercato coperto sopravvive in una condizione di disuso; molti degli spazi sono vuoti e i commercianti rimasti, che sono in alcuni caso anche produttori a km 0, vivono solo di una clientela fidelizzata che va mano a mano restringendosi.
Ascoltare? Ascoltare il mercato. Chi "lo fa", chi ci lavora. Le storie dei vari operatori, ma anche chi ci fa la spesa, chi ci passa, gli studenti dell'università, i turisti. I ragazzi hanno intervistato e raccolto voci e pareri, componendo un racconto corale del luogo.
Arrivare. Arrivarci. Dare dignità di luogo a un posto spesso invisibile, ignorato, segnalandone percorsi e accessi. I ragazzi lo hanno fatto installando postazioni segnaletiche temporanee, sorprendenti e inattese. Come una freccia creata con le cassette della frutta, o un percorso più virale di indicazioni fatte con il gesso a terra. Così che anche i distratti come me potessero beneficiare di un sistema di wayfinding.
Scoprire. E quindi far conoscere. Riusando anche in questo caso quanto esiste. Con i frammenti e il lessico del mercato stesso i ragazzi hanno creato un'identità visiva che racconta il "mercato s-coperto", lo "Scoperto mercato!". Cartoline, poster, shopper... Ma anche incontri, visite guidate, piccoli eventi, pranzi.

L'ho scoperto anche io, in quei giorni, il mercato. Livelli sovrapposti, strati di significato, storia e storie che stanno per essere mangiati dal niente, dal non uso, dall’assenza.
La cosa incredibile, ma non rara purtroppo, è che intorno a queste “bolle” delle nostre città scorrano veloci altri percorsi che ignorano questi vuoti, li isolano, li dimenticano nonostante li abbiano sotto lo sguardo costantemente. 

E il mio lavoro di tutor? Ho lavorato con Francesca, Viola, Silvia, Elena e Mattia, studenti Isia. Il loro gruppo aveva l'incarico di documentare tutto il progetto e realizzare una pubblicazione finale. Ho provato a dare loro una mano. Le fatiche loro e degli altri partecipanti hanno prodotto cinque fascicoli che raccontano tutto il lavoro. 
È stato entusiasmante guardare un progetto nascere e svilupparsi, e per una volta avere (beh, almeno provarci) un ruolo maieutico. Una bella sfida, restare in equilibrio tra osservare, suggerire, aiutare senza imporre, guidare o coprire.
Inoltre è stato sorprendente vedere 35 persone lavorare in gruppo, ciascuno con la propria voce ma tutti all'interno di un coro. In un processo fluido in cui ascolto e azione, riflessione e progetto, pensiero e concretizzazione si sono sovrapposti e integrati, riscrivendosi a vicenda. Non so se la mia generazione ne sarebbe stata capace.

Infine, lo ammetto, dopo questa settimana Perugia mi sta un po’ più simpatica. Naturalmente sono riuscita a perdermi un altro paio di volte per le sue strade, ma stavolta ho respirato aria di casa. Abitare un luogo mentre lo si conosce, e si pensa a come cambiarlo. Può darsi. Mi auguro che l'amministrazione sappia leggere il potenziale degli spazi messo in luce dagli studenti in quei giorni.

Laura Bortoloni
@laurabortoloni

Ringrazio gli altri tutor: 
Lucia, Giulia, Andrea, Pietro, Matteo, Gianpiero e Matteo e naturalmente Marco Tortoioli Ricci e Isabella Inti per la bella opportunità.

––
Sul tema potete leggere:

Il post pubblicato su temporiuso

Gli articoli di Abitare
Happinessie Perugia: il mostro della felicità
Happinessie: la felicità è un mostro
L'abstract del progetto

La pubblicazione finale consegnata al Comune di Perugia



lunedì 16 luglio 2012

i SenzaDimoraFissa di Prato

SenzaDimoraFissa è un gruppo di artisti che intervengono con pratiche di ascolto, relazionali, conviviali, compiono operazioni di osservazione e interpretazione interagendo con l’ambiente investigato e con i suoi abitanti.
SenzaDimoraFissa parte dal desiderio di ripensare tutti insieme, le persone che abitano in questo momento in città, le modalità del vivere a Prato. L’aspetto più importante dei progetti realizzati è stato quello di tessere una serie di relazioni fra appartenenti alle due comunità (italiana e cinese), perchè sono le relazioni fra le persone che permettono uno scambio, una conoscenza reciproca che porta ad un rapporto.

Le parole di Andrea Abati, un membro del gruppo: “[..] La pratica laboratoriale (condividere) si sostituisce alla produzione (di opere), rendendo inutile, forse, anche il concetto stesso della necessità di produrre (opere).”

mercoledì 11 luglio 2012

Architetture balsamiche

L'associazione Asnada Onlus di Milano opera in una scuola sperimentale di italiano rivolta a persone di origine straniera (rifugiati politici, ambientali ed economici).
Attraverso laboratori espressivo-manuali e la costruzione di un contesto attento alla relazione, raccoglie testimonianze e narrazioni orali e scritte sul tema della migrazione e ne sostiene la divulgazione e la diffusione.
Dalla serie "I miei luoghi", ecco alcuni titoli dei loro laboratori: Pensare la città, Il viaggio condiviso, Iniziare a costruire una memoria collettiva, Lungo le vie di Milano.
Gli strumenti adottati sono: costruzione di miniature, passeggiate, mappe e narrazione condivisa.

la mostra

venerdì 29 giugno 2012

Ritratti sonori di Nuovi Paesaggi

Radio Papesse è una web radio nata nel 2006 all'interno del Palazzo delle Papesse Centro Arte Contemporanea di Siena con l'obiettivo di proporre una programmazione che intersecasse musica, sound art, nuove narrative e approfondimenti intorno all'arte contemporanea.
Con l'attuale progetto in corso, Nuovi Paesaggi, si pone una nuova sfida: raccontare la Toscana attraverso narrazioni sonore.
Cinque artisti risiederanno per tre settimane a Villa Romana e porteranno avanti la loro indagine incontrandosi con il pubblico. Il risultato saranno cinque ritratti sonori, cinque storie che raccontano un territorio e la sua geografia umana, poi trasmesse radiofonicamente.

mercoledì 20 giugno 2012

Video partecipativo e documentari: ZaLab

ZaLab produce documentari e video partecipativo operando in contesti interculturali e in situazioni di marginalità.
Si rivolge a chi non ha la possibilità di esprimersi con il video, perché spesso sa offrire uno sguardo completamente inedito sulla realtà.
Gli strumenti di generazione possono essere un laboratorio o il percorso individuale di un autore.
Vengono raccontate vite ignorate e segnate dai conflitti di oggi, con il desiderio di farne storie per tutti.
vai al sito

lunedì 28 maggio 2012

Aperto_fare arte in valle

Aperto_ è un progetto pluriennale di arte pubblica che assume come riferimento fondamentale le comunità, l'ambiente e la storia. Il progetto 2012 si propone di identificare le forme e gli aspetti primari dell'Abitare (l'essenza dell'abitare) in area alpina.
Tra i promotori il Distretto Culturale di Valle Camonica e il Parco dell'Adamello.
La Valle Camonica è terra di forti identità ma anche valle di grandi transiti; in oscillazione tra sedentarietà e mobilità, tra il chiuso e l'aperto di pratiche e spazi, tra l'urbano del fondovalle e il vasto delle terre alte.
Ecco il perché di un simile progetto, rivolto ad identificare le tracce di un abitare autentico.