Pescomaggiore è un piccolo borgo di origini altomedioevali alle porte
del Parco Nazionale del Gran Sasso – Monti della Laga, ad una decina di
chilometri da L’Aquila.
Una parte di residenti e di oriundi ha dato
vita al Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore, per migliorare la
qualità della vita e recuperare l’abitato storico.
Dopo il sisma del 6 aprile 2009 tale
obiettivo è diventato emergenza.
Il Comitato ha perciò deciso di realizzare un eco villaggio autocostruito (EVA) e
autofinanziato, per consentire a più famiglie possibili di Pescomaggiore
di restare a vivere nel loro paese.
Il completamento dell’EVA sarà il punto di partenza di un percorso
alla ricerca dell’ALMA (acronimo di “Abitare-Lavoro-Memoria-Ambiente”,
i quattro campi
essenziali per lo sviluppo della persona), in un piano di azione da definire ed attuare con gli interessati.
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lunedì 9 aprile 2012
lunedì 13 febbraio 2012
Nuovi Committenti
Nuovi Committenti è un metodo articolato di produzione artistica e culturale finalizzato alla creazione di opere d’arte commissionate direttamente da cittadini o associazioni da realizzare non in spazi espositivi ma nei luoghi di vita o di lavoro dei committenti stessi. Nuovi Committenti permette di attivare e recepire una domanda d’arte, di qualità della vita, di integrazione sociale e di recupero urbano, attraverso la partecipazione diretta dei cittadini/committenti alla concezione dell’intervento artistico. Le opere sono dunque il risultato di una concertazione tra i committenti, i mediatori culturali e gli artisti che realizzano le opere secondo le richieste della committenza. La responsabilizzazione di tutti questi attori rispetto allo spazio pubblico è il requisito fondamentale per la riuscita dell’intera operazione. Il modello è stato ideato nel 1992 dalla Fondation de France con lo scopo di restituire un valore d’uso all’arte contemporanea. Nel 1998 è stato adottato in Belgio dalla Fondation Roi Bauduoin e nel 2001 in Italia dalla Fondazione Adriano Olivetti. Sino ad oggi sono stati realizzati, nel territorio francese e belga, numerosi interventi che hanno interessato, oltre a piazze e giardini in grandi città e piccoli centri, ospedali, scuole, università, penitenziari.
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martedì 5 ottobre 2010
People meet in architecture - 12.Biennale di Architettura, Venezia
Dopo una serie di Biennali affidate a eminenti critici o storici, il settore quest’anno è stato nuovamente affidato a un architetto, Kazuyo Sejima. Prima donna a dirigere la Biennale Architettura, Sejima è stata recentemente insignita del prestigioso Pritzker Architecture Prize 2010 (insieme a Ryue Nishizawa).
Il titolo suggerisce che l’architettura ha il compito di creare degli spazi reali che agevolano la comunicazione tra gli individui, in un’epoca in cui le tecnologie più avanzate sostituiscono il dialogo diretto tra le persone. Per superare la condizione di isolamento e restituire un nuovo senso alle comunità, l’architetto piuttosto che concentrarsi su grandi utopie, dovrà cercare di realizzare visioni funzionali al presente. Sejima concepisce luoghi fluidi e privi di gerarchie che permettono una relazione continua tra esterno e interno, incoraggiando la capacità dei partecipanti di interpretare lo spazio.
«Una mostra di Architettura può aiutare utilizzando il proprio linguaggio, che non è solo quello della documentazione ma quello dell’emozione visiva, che porta a intuire e pensare possibilità nuove e diverse rispetto al quotidiano e al consueto. People meet in architecture vuol anche dire che we become people in architecture; è appunto nella res publica che l’uomo corona il proprio sforzo di costruire la civiltà dell’uomo» dichiara Paolo Baratta.
«In quanto architetto, ritengo che sia compito della nostra professione utilizzare lo “spazio” come un mezzo con cui formulare il nostro pensiero» dichiara Sejima.
La biennale
Andiamo a vedere se tutte queste belle parole trovano corrispondenza nei progetti?
Il titolo suggerisce che l’architettura ha il compito di creare degli spazi reali che agevolano la comunicazione tra gli individui, in un’epoca in cui le tecnologie più avanzate sostituiscono il dialogo diretto tra le persone. Per superare la condizione di isolamento e restituire un nuovo senso alle comunità, l’architetto piuttosto che concentrarsi su grandi utopie, dovrà cercare di realizzare visioni funzionali al presente. Sejima concepisce luoghi fluidi e privi di gerarchie che permettono una relazione continua tra esterno e interno, incoraggiando la capacità dei partecipanti di interpretare lo spazio.
«Una mostra di Architettura può aiutare utilizzando il proprio linguaggio, che non è solo quello della documentazione ma quello dell’emozione visiva, che porta a intuire e pensare possibilità nuove e diverse rispetto al quotidiano e al consueto. People meet in architecture vuol anche dire che we become people in architecture; è appunto nella res publica che l’uomo corona il proprio sforzo di costruire la civiltà dell’uomo» dichiara Paolo Baratta.
«In quanto architetto, ritengo che sia compito della nostra professione utilizzare lo “spazio” come un mezzo con cui formulare il nostro pensiero» dichiara Sejima.
La biennale
Andiamo a vedere se tutte queste belle parole trovano corrispondenza nei progetti?
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